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domenica, 07 settembre 2008
Se non ti ho fatto gli auguri prima,
è perchè a volte è difficile trovare le parole.
Perchè non pensare a te,
cercare di dimenticarti,
è la soluzione migliore che ho trovato fino ad ora.
Ma tu ritorni prima o poi,
tu riempi i mie pensieri,
riempi il mio cuore.
Ho letto un libro ultimamente,
diceva:
"i morti pesano non tanto per assenza
quanto per ciò che - tra loro e noi - non è stato detto".
Avrei potuto dirti a voce:
auguri,
tanti auguri di buoncomplenno!
Ricordati di me quando sarai fra le stelle.
4 settembre
Citazione: Susanna Tamaro - Va dove ti porta il cuore
scritto da kamuischiro | in citazioni, pensieri, poesia, libri, susanna tamaro | Permalink | commenti (2)
domenica, 16 marzo 2008
Colette
Una tomba è soltanto una scatola vuota. Quella che amo esi-ste solo nella mia memoria, in un fazzoletto che è ancora profumato quando lo apro, in una intonazione che ricordo all'improvviso e che ascolto per un intero, lungo momento, a testa china... . ... e che amarezza, in principio - ma che calma, che sollievo, dopo! - scoprire, un giorno in cui la primavera trema difreddo, di inquietudine e di speranza che niente è cambiato: né il profumo della terra, né il guizzare del ruscello, né la forma dei germogli di castagno, che sembrano boccioli di ro-se... curvarsi con stupore sulle piccole coppe in filigrana degli anemoni selvatici, verso il tappeto sterminato di violette -sono lilla, sono blu? posare uno sguardo lieve come una carezza sulla sagoma indimenticabile delle montagne, bere con un sospiro di esitazione il vino aspro del sole nuovo... vi-vere ancora!
Il rifugio sentimentale
scritto da kamuischiro | in citazioni, libri, colette | Permalink | commenti
lunedì, 03 dicembre 2007
Hermann Hesse
E tutto insieme, tutte le voci,
tutte le mete, tutti i desideri,
tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male,
tutto insieme era il mondo.
Tutto insieme era il fiume del divenire,
era la musica della vita.
Siddharta
scritto da kamuischiro | in citazioni, libri, hermann hesse | Permalink | commenti (5)
giovedì, 13 settembre 2007
Antoine De Saint-Exupèry
[..]
Il piccolo principe strappò anche con una certa malinconia gli ultimi germogli di baobab. Credeva di non ritornare piu. Ma tutti quei lavori consueti gli sembravano, quel mattino, estremamente dolci. E quando innaffiò per l'ultima volta il suo fiore, e si preparò a metterlo al riparo sotto la campana di vetro, scopri che aveva una gran voglia di piangere. c "Addio", disse al fiore. Ma il fiore non rispose. "Addio", ripeté. Il fiore tossì. Ma non era perché fosse raffreddato. "Sono stato uno sciocco", disse finalmente, "scusami, e cerca di essere felice". Fu sorpreso dalla mancanza di rimproveri. Ne rimase sconcertato, con la campana di vetro per aria. Non capiva quella calma dolcezza. "Ma si, ti voglio bene", disse il fiore, "e tu non l'hai saputo per colpa mia. Questo non ha importanza, ma sei stato sciocco quanto me. Cerca di essere felice. Lascia questa campana di vetro, non la voglio più". "Ma il vento" "Non sono così raffreddato. L'aria fresca della notte mi fara bene. Sono un fiore". "Ma le bestie" "Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano cosi belle. Se no chi verra a farmi visita? Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli". E mostrava ingenuamente le sue quattro spine. Poi continuò: "Non indugiare cosi, è irritante. Hai deciso di partire e allora vattene". Perché non voleva che io lo vedessi piangere. Era un fiore cosi orgoglioso.
Il piccolo principe (cap.9)
scritto da kamuischiro | in libri, racconto, a de saint-exupèry | Permalink | commenti (2)
giovedì, 23 agosto 2007
David Herbert Lawrence
" [...] Fu una notte di passione sensuale, durante la quale Connie fu un poco spaventata e quasi restìa; ma ancora una volta corsa da brividi di sensualità, diversi, più acuti e terribili di quelli della tenerezza, ma nello stesso tempo più desiderabili.
Sebbene un po' spaventata, non si oppose a nulla, e quella sensualità senza freno e senza ritegno la scosse fino alle radici, la spogliò degli ultimi veli, ne fece una donna nuova. Non era veramente amore. Non era voluttà.
Era una sensualità acuta e ardente come fuoco, che le bruciava l'anima come un'esca.
E quel fuoco bruciava le vergogne più profonde, più antiche, nei luoghi più segreti. Le cost. uno sforzo permettergli di usare di lei a suo piacimento. Ella fu una cosa passiva, consenziente, come una schiava, una schiava fisica.
Eppure la passione la lambiva consumandola nel suo fuoco, e quando quella fiamma sensuale le attraversò le viscere e il petto, credette davvero di morire: ma una morte eccitante, meravigliosa.
Si era spesso domandata che cosa intendesse Abelardo quando diceva che, nei loro anni d'amore, Eloisa e lui erano passati per tutte le fasi e le raffinatezze della passione. La stessa cosa mille anni addietro, diecimila anni addietro!
La stessa sui vasi greci, ovunque! La raffinatezza della passione, le stravaganze della sensualità!
Ed era necessario, eternamente necessario, per bruciare e distruggere le false vergogne e fondere in purezza il greve minerale del corpo. Con il fuoco della sensualità pura. In quella breve notte d'estate imparò molto. In passato aveva pensato che una donna dovesse morirne di vergogna; invece era la vergogna a morire. La vergogna, che è paura; la profonda vergogna organica, I'antica paura fisica che si appiatta nelle radici estese del corpo, e non può essere soppressa che dal fuoco della sensualità, era stata infine scovata e debellata in caccia dal fallo dell'uomo, ed ella giunse nel cuore stesso della foresta del suo essere. Sentiva di essere pervenuta alla primitività della sua natura, ed era essenzialmente senza vergogna. [...] "
L'amante di Lady Chatterley (12° cap.)
scritto da kamuischiro | in libri, david herbert lawrence | Permalink | commenti
martedì, 07 agosto 2007
William Shakespeare
ROMEO - Parla ancora,angelo luminoso, sei sì bella,e da lassù tu spandi sul mio capo tanta luce stanotte quanta più non potrebbe riversare sulle pupille volte verso il cielo degli sguardi stupiti di mortali un alato celeste messaggero che, cavalcando sopra pigre nuvole, veleggiasse per l’infinito azzurro!
Romeo e Giulietta <
scritto da kamuischiro | in poesia, w shakespeare, libri, racconto | Permalink | commenti (1)
venerdì, 03 agosto 2007
Kahlil Gibran
La vostra anima è spesso un campo di battaglia dove il giudizio e la ragione fanno guerra alla passione e agli appetiti.
Vorrei essere il pacificatore della vostra anima, e trasformare la discordia e la rivalità dei vostri elementi in unità e armonia!
Ma come potrò farlo, se non siete voi stessi i pacificatori, anzi, gli amanti di ogni vostro elemento?
Ragione e passione sono il timone e la vela della vostra anima in viaggio.
Se il timone o la vela si rompono, andrete sballottati alla deriva o resterete immobili in mezzo alle onde.
Perché la ragione, se governa da sola, è una forza che limita; e la passione, lasciata incustodita, è una fiamma che brucia fino alla distruzione.
Perciò la vostra anima esalti la ragione alle altezze della passione, così che possa cantare;
E guidi la vostra passione con la ragione, affinché la passione possa vivere ogni giorno la sua resurrezione e come la fenice risorgere dalle sue ceneri.
Vorrei che riteneste il giudizio e l'appetito come due ospiti ugualmente amati.
Sicuramente non fareste più onore all'uno che all'altro; perché chi ha cura di uno solo, perde l'affetto e la fiducia di entrambi.
In mezzo alle colline, quando sedete all'ombra fresca d'un pioppo, condividendo la serena pace di campi e prati lontani, fate che il vostro cuore dica in silenzio: "Dio riposa nella ragione".
E quando arriva la tempesta, e venti possenti squassano la foresta, e tuoni e fulmini proclamano la maestà del cielo, fate che il vostro cuore dica nello sgomento: "Dio si muove nella passione".
E poiché siete un soffio nella sfera di Dio, ed una foglia nella Sua foresta, dovreste riposare anche voi nella ragione e muovervi nella passione.
Ragione e passione
scritto da kamuischiro | in libri, racconto, kahlil gibran | Permalink | commenti
giovedì, 26 luglio 2007
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Kahlil Gibran
Spesso dite:
"Voglio donare, ma solo a chi merita".
Non così dicono
gli alberi del vostro frutteto,
né gli animali che portate al pascolo.
Danno per vivere perchè trattenere é perire.
Sicuramente l'uomo che è degno di ricevere
i suoi giorni e le sue notti
é degno di ricevere da voi qualsiasi altra cosa.
da Il profeta
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scritto da kamuischiro | in poesia, libri, kahlil gibran | Permalink | commenti
lunedì, 16 luglio 2007
Kahlil Gibran
Alle porte della città e accanto al focolare, io vi ho veduto prosternarvi e adorare la vostra libertà.
Anche gli schiavi si umiliano davanti al tiranno e lo lodano anche quando li ammazza.
Ahimè, nel boschetto del tempio e all'ombra della cittadella ho visto i più liberi tra voi indossare la loro libertà come un giogo ed un ceppo.
E il mio cuore sanguinava: perché non potrete essere liberi finché perfino il desiderio di cercare la libertà non vi sembri una briglia, e non avrete cessato di parlarne come di una meta e un compimento.
Sarete liberi, infatti, non quando i vostri giorni saranno privi di ansie e le notti senza un bisogno o una pena, Ma quando queste cose vi stringeranno come una cintura e saprete innalzarvi al di sopra di esse nudi e sciolti.
Ma come potrete innalzarvi oltre i giorni e le notti se non rompendo le catene che all'alba della vostra comprensione avete stretto intorno all'ora meridiana?
In verità, ciò che chiamate libertà è la più resistente di tali catene, benché i suoi anelli brillino al sole e abbaglino i vostri occhi. E che cosa volete eliminare per essere liberi se non brandelli di voi stessi?
Se è una legge ingiusta che volete abolire, l'avete scritta sulla fronte con le vostre mani.
Non la potete cancellare, né bruciando i vostri libri di diritto, né lavando le fronti dei giudici, anche versandovi su il mare.
E se è un despota che volete deporre, badate prima a distruggerne il trono eretto in voi.
Perché un tiranno come può governare uomini liberi e orgogliosi se non tiranneggiando la loro libertà e calpestando il loro orgoglio? E se è una noia che volete scacciare, essa fu scelta da voi più che imposta dagli altri.
E se è un timore che volete fugare, la sua sede è nell'animo vostro, non nella mano di chi temete.
In verità, tutte le cose muovono dentro il vostro essere in un perenne semi abbracciamento, quelle desiderate e le temute, le ripugnanti e le amate, le perseguite e quelle che vorreste evitare.
Esse muovono in voi come ombre e luci in stretto accoppiamento.
E quando l'ombra svanisce e non è più, la luce che indugia diventa un'ombra per un'altra luce.
Così la vostra libertà, appena perde le catene, diventa essa stessa la catena per una maggiore libertà.
La liberà
scritto da kamuischiro | in libri, kahlil gibran | Permalink | commenti
lunedì, 25 giugno 2007
Kahlil Gibran
La vita è un'isola in un oceano di solitudine: le sue scogliere sono le speranze, i suoi alberi sono i sogni, i suoi fiori sono la vita solitaria, i suoi ruscelli sono la sete. La vostra vita, uomini, miei simili, è un'isola, distaccata da ogni altra isola e regione. Non importa quante siano le navi che lasciano le vostre spiagge per altri climi, non importa quante siano le flotte che toccano le vostre coste: rimanete isole, ognuna per proprio conto, a soffrire le trafitture della solitudine e sospirare la felicità. Siete sconosciuti agli altri uomini e lontani dalla loro comprensione e partecipazione.
Fratello mio, ti ho visto, seduto sulla tua montagnola d'oro, bearti delle tue ricchezze; eri orgoglioso dei tuoi tesori e ben saldo nella certezza che ogni manciata d'oro accumulata fosse un invisibile anello di collegamento tra i tuoi desideri e pensieri e quelli degli altri uomini.
Ti ho visto con gli occhi della mente, come un grande conquistatore alla guida dei suoi eserciti, impegnato nella distruzione dei fortilizi nemici. Ma guardando una seconda volta, non ho visto altro che un cuore solitario appeso al fondo dei suoi stessi forzieri, un uccello assetato in una gabbia d'oro con la vaschetta vuota.
Ti ho visto, fratello mio, seduto nel trono della gloria, circondato dai sudditi che acclamavano alla tua maestà, cantavano le lodi delle tue grandi gesta, osannavano la tua saggezza, contemplandoti come se fossero in presenza di un profeta; l'esultanza sollevava gli spiriti fino alla volta dei cieli. E mentre abbassavi lo sguardo sui tuoi sudditi, ho letto nel tuo volto i segni della felicità e del potere e del trionfo, quasi tu fossi l'anima del loro corpo. Ma guardando una seconda volta, ecco ti ho scoperto solo nella tua solitudine, ritto al lato del trono; esule, tendevi la mano in ogni direzione, come nell'atto di chiedere pietà e misericordia a fantasmi; imploravi che qualcuno ti offrisse rifugio, non foss'altro il rifugio del calore dell'amicizia.
Ti ho visto, fratello mio, innamoratissimo di una bellissima donna, deporre il cuore sull'altare della sua grazia, E quando ho visto lei contemplarti con tenerezza e materno amore, ho detto a me stesso:
"viva l'Amore che ha posto fine alla solitudine di quest'uomo e ha congiunto il suo cuore a un altro cuore".
E tuttavia, guardando una seconda volta, ho scorto nel tuo cuore amante un altro cuore, solitario, che gridava invano per rivelare i suoi segreti a una donna; e dietro la tua anima piena d'amore, un'altra anima, sola, vagava come una nuvola, sospirando invano di potersi sciogliere in lacrime negli occhi dell'amata…
La tua vita, fratello mio, è una dimora solitaria, separata dalle dimore degli altri uomini. E' una casa nel cui interno non può spingersi lo sguardo del vicino. Se piombasse l'oscurità, la lanterna del vicino non potrebbe illuminarla. Se fosse svuotata da ogni provvista, non potrebbero riempirla le scorte dei vicini. Se si ergesse in un deserto, non potresti trasportarla nei giardini degli altri uomini, coltivati da altre mani. Se si ergesse sulla vetta di una montagna, non potresti trasportarla nella valle calpestata dai piedi di altri uomini.
La vita del tuo spirito, fratello mio, è avvolta dalla solitudine; se non fosse per questa solitudine, tu non saresti tu, e io non sarei io. Non fosse per questa solitudine, crederei forse, udendo la tua voce, di sentire la mia stessa voce; vedendo il tuo volto, crederei di vedere me stesso in uno specchio.
La vita (La voce del maestro)
scritto da kamuischiro | in libri, kahlil gibran | Permalink | commenti