David Herbert Lawrence
" [...] Fu una notte di passione sensuale, durante la quale Connie fu un poco spaventata e quasi restìa; ma ancora una volta corsa da brividi di sensualità, diversi, più acuti e terribili di quelli della tenerezza, ma nello stesso tempo più desiderabili.
Sebbene un po' spaventata, non si oppose a nulla, e quella sensualità senza freno e senza ritegno la scosse fino alle radici, la spogliò degli ultimi veli, ne fece una donna nuova. Non era veramente amore. Non era voluttà.
Era una sensualità acuta e ardente come fuoco, che le bruciava l'anima come un'esca.
E quel fuoco bruciava le vergogne più profonde, più antiche, nei luoghi più segreti. Le cost. uno sforzo permettergli di usare di lei a suo piacimento. Ella fu una cosa passiva, consenziente, come una schiava, una schiava fisica.
Eppure la passione la lambiva consumandola nel suo fuoco, e quando quella fiamma sensuale le attraversò le viscere e il petto, credette davvero di morire: ma una morte eccitante, meravigliosa.
Si era spesso domandata che cosa intendesse Abelardo quando diceva che, nei loro anni d'amore, Eloisa e lui erano passati per tutte le fasi e le raffinatezze della passione. La stessa cosa mille anni addietro, diecimila anni addietro!
La stessa sui vasi greci, ovunque! La raffinatezza della passione, le stravaganze della sensualità!
Ed era necessario, eternamente necessario, per bruciare e distruggere le false vergogne e fondere in purezza il greve minerale del corpo. Con il fuoco della sensualità pura. In quella breve notte d'estate imparò molto. In passato aveva pensato che una donna dovesse morirne di vergogna; invece era la vergogna a morire. La vergogna, che è paura; la profonda vergogna organica, I'antica paura fisica che si appiatta nelle radici estese del corpo, e non può essere soppressa che dal fuoco della sensualità, era stata infine scovata e debellata in caccia dal fallo dell'uomo, ed ella giunse nel cuore stesso della foresta del suo essere. Sentiva di essere pervenuta alla primitività della sua natura, ed era essenzialmente senza vergogna. [...] "
L'amante di Lady Chatterley (12° cap.)